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Il suono dell'inchiostro...

...note e calamaio

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Vai al sito dell'A.S.I.MOV. ! A.S.I.Mov.: Associazione Scrittori in Movimento, per chiunque non ami star fermo, e nutra una smodata, irrefrenabile, incontenibile passione per la scrittura, per scrittori pubblicati, pubblicandi e impubblicabili, per i grafomani incurabili, per i curiosi, per i mercanti di parole, per i giocolieri della sintassi e i prestigiatori della grammatica. A.S.I.Mov. è molto di più di un'associazione, di un forum, di una community. A.S.I.Mov. è uno stile di vita. Con la penna in mano. (Manuela Minelli)

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  UN SEGRETO E' FARE TUTTO COME SE VEDESSI SOLO IL SOLE E NON QUALCOSA CHE NON C'E'...
November 20

Il mio primo convegno

4298

 

Saluti:

Nicodemo Parrilla (Sindaco di Cirò Marina)

Interverranno:

Sergio Iritale (Presidente Provincia di Crotone)

Roberto Siciliani (Presidente del Consiglio Prov. di Crotone)

Luigi Ruggero (Insegnante, Direttore Amministrativo)

Giuseppe Russo (Ass. alla Cultura Comune di Cirò Marina)

Rocco Militano (Consulente Regione Calabria)

Relazioneranno:

Sergio D'Ippolito (Direttore A.S.P. di Cirò Marina)

Nicola Marziano (Sociologo A.S.P. di Cirò Marina) "Comparazione per confronto ventennale della congiuntura socio-economica e culturale dei giovani di Cirò Marina"

Francesca De Franco (Psicologa) "Etilismo giovanile"

Vincenzo Filippelli (Avvocato)

Patrizia Barletta (Psicologa) "Il bullismo: origini e conseguenze"

Valeria Federico (Assistente Sociale) "Devianza giovanile"

Maria Rosaria Pugliese (Psicologa e Psicoterapeuta) "La famiglia e l'adolescente"

Ilania Lucà (Psicopedagogista) "Dipendenza dal telefonino sui giovani"

Moderatore:

Oscare Grisolia

 

November 09

PRIMA PREMIAZIONE UFFICIALE

1_LOGO_WINE_FESTQuella di venerdì è stata la prima premiazione ufficiale che ho ricevuto nella mia vita.
Ma iniziamo dal principio.
La provincia di Crotone nel mese di settembre aveva indetto un concorso di arti varie in occasione del Wine Fest 2008 intitolato STRADE DI VINO PER VIE DI MARE.
Appena letto il bando mi sono rimboccata le maniche, il cervello ed il cuore e ho iniziato a scrivere qualcosina. Ne è venuto fuori il mio racconto LA FIGLIA DI BACCO.
Bene...
Nella serata di gala del 7 novembre 2008, organizzata per presentare il novello, sono stata premiata!
Mi sono piazzata al 3° posto, mi hanno dato la targa e un piccolo premio in denaro.
Mi hanno fatto anche parlare davanti a tutti (c'erano i maggiori rappresentanti della provincia, nonchè il presidente Iritale ed il vicepresidente Loiero)...
Mi hanno chiesto di narrare la storia del mio racconto ma non la ricordavo tanto era forte l'emozione!
Tremavo e a fatica son riuscita a dire quattro parole per poi correre a confondermi tra la folla.
Il mio posto è lì, tra la folla, tra la gente che si accorge distrattamente di me.
Ma a certi premi, così inaspettati e graditi non si rinuncia, soprattutto quando è il frutto della tua più grande passione ad essere premiato...Sorriso
 
Ne parlano:
 
 
e
 
 
October 18

AL MIO AMORE

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Dove mi hai trovata? Dimmelo. Ricordamelo.

Prima di te è stato come camminare su una passerella al centro di un prato, dove c’era tanta gente e non riuscivo a vedere chi stava poco più innanzi, ma me lo sentivo dentro, lo sentivo che c’era qualcuno che m’aspettava. E allora scesi da quella passerella e calpestai l’erba, a volte i tacchi restavano infilati nella terra umida e allora mi chinavo e me li sfilavo. E poi correvo. Li superai tutti quelli che mi stavano davanti. E ti vidi. Lì seduto ad aspettarmi.

Raggio di sole che strazia la notte.

Il Natale in estate.

E tutto si fa chiaro, e l’albero è addobbato con pesche e fragole. Che meraviglia.

Hai preso il mio viso tra le mani e lo hai poggiato sulla tua spalla, carezzandomi i capelli ed il cuore.

E non chiedi mai perché.

Non te lo so descrivere l’amore, perché non saprei descrivere una splendida e lucente fibra.

Portami a teatro nelle sere di pioggia. E portami nel cuore anche l’indomani.

I tuoni che spezzano il cielo non mi fanno paura. E vedo il tuo volto riflesso in una goccia di pioggia.

E l’immensa purezza di una margherita bianca la contieni tutta. Tu.

Perché il mondo ci contiene, si; ma anche noi conteniamo il mondo.

E dimmi che ci sarà sempre il tempo…

Il tempo per NOI.

ASSENZA

carcere

Qui, in questa stanza grigia e speranzosa, le pareti ricalcano effigi, frammenti di vite spezzate, occhi vacanti che ti scrutano, a volte, con aria sospetta.

Tutti lo fanno, proprio tutti. Cattivi e non. Qui dentro siamo tutti in prigione.

Un paio di giorni fa ho visto un’agente piangere, lo faceva discretamente, nascondendo il viso sotto il berretto. Quando è arrivato il direttore si è ricomposta.

Qui la vita è difficile, ma lo è sempre meno rispetto a quella che conducevo prima. Una delle cose che trovo siano peggiori rispetto alla vita di prima, è la tua assenza. E’ presente ovunque, sotto le brande, nella tazza di latta, dietro le sbarre di ferro; è presente persino nella foto che ho incollato sulla parete accanto al mio letto.

Non faccio neanche più caso alle miscele brodose che ci portano per pranzo, e a volte anche per cena.

Se ci penso mi viene in mente mia madre quando cucinava e gli odori riempivano la casa, e quasi pareva che il soffitto si tingesse coi colori delle sue prelibatezze. Nella cucina di questo carcere invece, pare che il soffitto sia intorpidito dal vapore grigio che fuoriesce dagli immensi pentoloni.

Di questi tempi neanche l’ora d’aria mi rende più felice. Niente mi rende felice, se non il conto alla rovescia che faccio da tre anni a questa parte e che pare stia per arrivare al traguardo.

Ho conosciuto centinaia di donne qui dentro, dalla turca alla camerunese, passando per me stessa. Già, me stessa, perché è qui dentro che ho conosciuto molti lati del mio carattere che prima erano repressi. Ho conosciuto la Celia paziente, la Celia che si ribella, la Celia che sa pregare. Ma non ho conosciuto te, Naima, o almeno non tanto quanto dovrebbe una madre.

Te la ricordi la fiaba di “Fiocco di Neve”? Quella che ti raccontavo quando ci immergevamo nei plaid e ci rannicchiavamo vicino al camino. Narrava che una donna non poteva avere figli; poi cadde la neve e, con essa, la donna si costruì una splendida bambina che magicamente divenne reale, la bimba si chiamava Fiocco di Neve; ma venne la primavera e Fiocco di Neve a poco a poco si scioglieva, finché, in estate, della bimba non rimase altro che un po’ d’acqua sul pavimento ed il ricordo e l’immenso dolore della donna.

E’ così che mi sento Naima, come quella donna.

Anche mia madre mi raccontava le fiabe, ed è un ricordo così bello e vivo dentro di me. Spero che per te questo non sia l’unico ricordo bello di tua madre.

Vorrei poterti dare il sorriso che non hai avuto, vorrei poterti restituire ciò che ti avevo promesso quando ti chiamai Naima, una vita dolce e piacevole, perché è questo ciò che augura il tuo nome, e questo è il motivo che mi spinse a chiamarti così.

Non tutto è perduto Naima.

E tornerò a stringerti tra le braccia come quando eri un timido fagottino che si apriva alla vita. E stringerò a me i tuoi figli che non ho conosciuto. Andrò ai saggi di danza della piccola, e guarderò i goal del tuo piccolo campione.

Concedimelo Naima.

Non voglio giustificare l’immenso errore che ho fatto, e l’infinito dramma che ho portato nella tua vita, privandoti per sempre di tuo padre.

Ma quindici anni nella putrida amarezza di una cella ti insegnano tanto. E ti insegnano anche che, subire il peggio nella vita dall’uomo che ami, non ti da il permesso di privarlo della sua vita, e soprattutto non ti da il permesso di straziare l’anima pura di una bambina, di una figlia.

Perdonami Naima. Ed io tornerò a vivere.

 
October 10

I cartoni animati della mia infanzia

Cavoli! Ma ve le ricordate le Sailor???
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Io le adoravo e un pò anche ora... Mi riportano alla spensieratezza di allora.
 
E così ho deciso di inserire un intervento sui miei cartoni animati preferiti...
 
 
Candy Candy
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Creamy e Yuyu
 
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Piccola Flò
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Georgie
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Heidi
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La mitica JEM
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Kiss me Licia
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Lady Oscar
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Lovely Sara
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Piccoli problemi di cuore
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Occhi di gatto
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Pollyanna (che era il mio preferito in assoluto!)
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Sui monti con Annette
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Hello Spank
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Memole (indimenticabile)
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Dove sono finiti questi spledidi cartoni animati? Sto male all'idea che oggi i bambini crescano con cartoni animati in cui si vede sangue ovunque (e quando non ci sono i cartoni animati c'è il Wresling, o come si scrive lui, con persone vere). E poi le bambine? Guardano i cartoni dove le ragazze sono super magre e con un super seno ed indossano minigonne vertiginose... Se dobbiamo mostrare loro questo allora trasmettiamo la replica degli stacchetti delle Veline tra la pubblicità di Barbie e quella dei Lego...
Buona visione.
 
 
August 27

Donne in rinascita

 

 

 


Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti...

 

Testo originale Diego Cugia, alias Jack Folla

August 11

Leggete e, se volete, iscrivetevi e votate!

 
 
 
L'Associazione A.S.I.MOV. Scrittori in Movimento è lieta di presentare il 2° concorso A-Zine, i racconti candidati, rigorosamente anonimi, potete trovarli qui: http://www.scrivereinmovimento.org/forum-29.html
 
L'iscrizione al forum è completamente gratuita, la partecipazione al concorso, indetto ogni mese, anche.
Possono partecipare tutti i soci A.S.I.MOV., le modalità di iscrizione all'associazione le trovate qui:
 
Le modalità per partecipare al concorso A-Zine qui:
 
Chi, invece, vuole solo godersi delle buone letture o votare i racconti in concorso può iscriversi gratuitamente al sito:
 
 
Buon A.S.I.MOV. a tutti!!!
July 23

La bellezza è donna

 
 
alaarco
arcobaleno
boschetto1dea della luceDeadea-olimpo
donna1fiorito
mistery
 
 
tunnel
July 16

IL CREATO

  
 
 
IL CREATO
 
 

Non si può volare, siamo terra e vita impura. Creature che credono di poter tenere il proprio mondo sotto controllo, anime che si scontrano pur non conoscendone il motivo.

Non si può volare. Dio disse: “Sia fatta la Terra. E l’uomo. E la donna.”.  E poi proseguì: “ Siano fatti gli animali. E gli uccelli. E le farfalle”. Poi ci pensò bene e completò le differenze: “Che l’uomo sia dotato d’intelletto e la donna anche. Che gli uccelli siano dotati di ali e le farfalle anche.”.

Poi le specie della Terra si evolvettero e il genere umano si moltiplicò; gli animali anche.

Dio riposava. Poi improvvisamente si svegliò e osservò le specie ed il suo creato.

Uomini che attraversavano universi, farfalle in quadri di vetro, donne in camicie di forza e uccelli imbalsamati.

“Forse ho dormito troppo.”. Pensò Dio, osservando la sua opera. Ma deteneva ancora la speranza che fosse solo questo il guasto del creato. Tornò ad osservare.

Una bimba dormiva impudica nel suo letto, e suo padre, lì di fianco, pensava al verso in cui l’avrebbe fatta disporre tra pochi secondi, il prima possibile, prima che la moglie se ne accorgesse.

Una farfalla si posava su di un fiore e piano piano si accasciava al suolo, avvelenata dai pesticidi.

Una donna teneva il pollice alzato e la coscia, nuda e sporgente, leggermente inclinata; mentre suo fratello, dall’altra parte del mondo, puntava il kalashnikov sul volto di suo cugino, premendo il grilletto.

Un avvoltoio beccava carne fresca in una valle arida del centro del Mondo; carne tenera e giovane; un bimbo di tre anni abbandonato nel deserto dalle milizie che presiedevano la sua terra natia.

Dio strabuzzò gli occhi e prese a meditare: “Ho dormito poco più di sette ore, ma sulla Terra feci sì che il tempo scorresse lentamente. Dotai gli uomini d’intelletto, ma non omisi dai loro pensieri quelli cattivi. Donai ad alcune specie animali la facoltà di volare, ma non detti loro la capacità di distinzione tra bene e male.”.

Allora Dio si diresse verso l’orologio terrestre e ne modificò i tempi, rapportandoli a quelli celesti.

Poi prese Adamo ed Eva, che stavano stipati l’uno in Purgatorio e l’altra nell’Inferno, ed aprì loro la parte del cervello che deteneva l’intelletto; ne estrasse i pensieri cattivi ed accuratamente li ricucì.

Ed, infine, radunò attorno a sé le bestie di Noè, li pose di fronte ad una coltre nera ed una bianca, la prima recintata saldamente, e perciò invalicabile, e la seconda priva di barriere, carica di luce, clima mite e cibo a volontà. Tutte le bestie si diressero pacifiche verso la seconda.

Dio impiegò circa quindici ore terrestri e celesti a fare ciò, poi, stremato, tornò a riposare.

Quando si risvegliò ciò che vide fu stupefacente.

Gli uomini avevano ali variopinte sulla schiena e volavano tenendosi per mano.

Un avvoltoio portava sul dorso un bimbo che, strada facendo, aveva perso la mamma, riportandolo a lei.

Una donna porgeva una margherita ad un uomo che le baciava la fronte, mentre una farfalla si nutriva del nettare della stessa margherita stretta tra le dita della donna.

Un padre rimboccava le coperte della sua bambina con amorevole cura, pensando che l’indomani le avrebbe regalato un paio di ali nuove e variopinte nuove di zecca.

Si che si può volare. E sperare.

July 05

Consigli di lettura

Chissà quanta gente a quest'ora è a letto senza riuscire a dormire...
Consiglio? Godetevi qualche bel libro!
Per ora vi consiglio: IL CACCIATORE DI AQUILONI di Hosseini (strepitoso per lo stile, commovente per la trama e riflessivo per i temi trattati; in una parola: DA NON PERDERE!)
 e NOVECENTO di Baricco (breve, ben scritto, anche questo leggermente commovente e soprattutto musicale!).
 
La mia lettura attuale è IL GIORNO IN PIU' di Fabio Volo, lo sto ancora leggendo e sinceramente non mi coinvolge molto ma credo che lo finirò, poi è un pò volgarotto e lo stile lascia a desiderare...
 
Baci e buonanotte!
June 13

Better in time

 
June 06

A volte i sogni diventano realtà...

E' qui, lo stringo tra le mani e quasi salto di gioia... Non mi commuovo, sarebbe prematuro farlo visto che ho mosso solo un piccolo passo verso il mio sogno.
Non ricordo quando ho imparato a scrivere le prime lettere dell'alfabeto, ma ricordo bene la mia maestra d'Italiano delle scuole elementari, Velia, che è andata via qualche anno fa ed ora mi chiedo se da lassù mi osserva oppure no. Credo e spero di si, e spero anche che sia orgogliosa di me e di ciò che mi ha insegnato.
E ricordo anche che è da allora che nutro questo sogno, è da quando ho imparato a scrivere che sogno di diventare una scrittrice.
Ricordo quando in un tema delle elementari scrissi più volte "d'orata" invece di scrivere "dorata" e la maestra mi diede tre schiaffetti sulla guancia; sapete cosa pensai? <<Scriverò per sempre!>>.
E tutte le A senza H... Anche davanti a quelle correzioni il mio pensiero era lo stesso: <<Imparerò e diventerò una scrittrice>>.
Per non parlare delle scuole medie, la prof d'Italiano non mi sopportava proprio! -Va al diavolo!- Mi urlò in faccia una volta, e anche ora, se mi incontra per strada, mi guarda con aria di sfida... Se mai pubblicherò un libro la prima copia la regalerò a lei!Animoticon
Ma io continuai a pensare <<Al diavolo prima o poi ci andremo tutti, o forse qualcuno andrà in Paradiso... Ma dovunque andrò ci andrò da scrittrice, alla facciazza tua strega!>>
Ed ecco il Liceo... La mia scrivania già abbondava di diari e quaderni pieni di poesie e racconti.
3° anno di Liceo, compito in classe di Italiano: TRACCIA LIBERA.
La fantasia della prof con un occhio azzurro e uno giallo era veramente infinita...Sarcastico
<<Ok>> pensai <<diamoci da fare!>>. Scrissi un tema sui ragazzi e sui loro mondi non compresi dagli adulti. Ero fiera di quel tema, e ancora ora lo sono, credo sia uno dei migliori temi che abbia mai scritto a scuola.
Voto? Intorno al 6 (solitamente per i temi prendevo voti che andavano da un minimo di 7 a un massimo di 8 e mezzo).
Sotto al voto c'era scritto: -Perchè il complito è grammaticalmente corretto, scorre bene e la forma è buona. Ma il contenuto è poco comprensibile.-
Ma ciò non bastava, la prof dagli occhi variopinti, mostrandomi il compito davanti al resto della classe aggiunse: -Ma ti sei fatta una dose di eroina prima di fare questo tema?-
Allora pensai <<Str**za di una prof multicolor, pagherei oro per spiarti di nascosto mentre leggerai un mio libro!>>.
E poi la Laurea, agognata, sofferta e combattuta. A 22 anni mi trovai con la tesi dal titolo "Devianza giovanile: rischio nella periferia nord di Cirò Marina" davanti alla commissione presieduta dal mio relatore che volle che, come Prefazione, mettessi quel tema a traccia libera assegnatomi dalla prof con gli occhi camaleontici. Il mio relatore si complimentò con me per la mia capacità di scrittura, e, detto da lui, fui veramente onorata visti i libri da lui scritti e pubblicati, visti i suoi studi e le sue ricerche, vista la sua invidiabile cultura...
Comunque, anche se per ora ho pubblicato solo due piccoli racconti, posso dirvi che è meraviglioso stare qui... In bilico tra il sogno e la realtà.
Beh, vi ho annoiati abbastanza! Vado a nanna vista l'ora...
Baci e al prossimo post.
June 04

A te...

Il mondo è nostroBesooos
  
May 26

Tutti i colori dei bambini

 
Edizioni Montag è lieta di annunciare l'uscita dell'antologia "Tutti i colori dei bambini", iniziativa a scopo benefico il cui ricavato verrà devoluto alla Lega del Filo d'Oro
 
"Tutti i colori dei bambini"
Autori Vari - Collana Le Fenici
Isbn 978-88-95478-22-7
Pag 402 - Euro 18,00 - Spedizione Euro 3,00
 
E' un'antologia, scritta da grandi e piccini, che raccoglie racconti, poesie, pensieri, riflessioni e aforismi sui bambini.
...Un'ottima occasione per leggere un buon libro e contemporaneamente aiutare chi si dà da fare per aiutare i bambini...
 
Per acquistarlo basta ordinarlo al sito www.edizionimontag.com
 
P.S. Gli autori non percepiscono alcun compenso dalla vendita del libro
March 24

Cade la pioggia

 
 
Cade la pioggia e tutto lava
cancella le mie stesse ossa
Cade la pioggia e tutto casca
e scivolo sull’acqua sporca
Si, ma a te che importa poi
rinfrescati se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca
Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo e
non sa di noi
non sa di noi
non sa di noi
Cade la pioggia e tutto tace
lo vedi sento anch’io la pace
Cade la pioggia e questa pace
è solo acqua sporca e brace
c’è aria fredda intorno a noi
abbracciami se vuoi
questa mia stessa pioggia sporca
Dimmi a che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione che muore in un angolo
E dimmi a che serve sperare
se piove e non senti dolore
come questa mia pelle che muore
che cambia colore
che cambia l’odore
Tu dimmi poi che senso ha ora piangere
piangere addosso a me
che non so difendere questa mia brutta pelle
così sporca
tanto sporca
com'è sporca
questa pioggia sporca
Si ma tu non difendermi adesso
tu non difendermi adesso
tu non difendermi
piuttosto torna a fango si ma torna
E dimmi che serve restare
lontano in silenzio a guardare
la nostra passione non muore
ma cambia colore
tu fammi sperare
che piove e senti pure l’odore
di questa mia pelle che è bianca
e non vuole il colore
non vuole il colore
no..
no..
La mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
scrivi tu la fine
io sono pronto
non voglio stare sulla soglia della nostra vita
guardare che è finita
nuvole che passano e scaricano pioggia come sassi
e ad ogni passo noi dimentichiamo i nostri passi
la strada che noi abbiamo fatto insieme
gettando sulla pietra il nostro seme
a ucciderci a ogni notte dopo rabbia
gocce di pioggia calde sulla sabbia
amore, amore mio
questa passione passata come fame ad un leone
dopo che ha divorato la sua preda ha abbandonato le ossa agli avvoltoi
tu non ricordi ma eravamo noi
noi due abbracciati fermi nella pioggia
mentre tutti correvano al riparo
e il nostro amore è polvere da sparo
il tuono è solo un battito di cuore
e il lampo illumina senza rumore
e la mia pelle è carta bianca per il tuo racconto
ma scrivi tu la fine
io sono pronto
 
March 22

E' così

  

 

 

March 10

Dare to live

 
 
E' vero...Nessuno c'insegna come si vive, ma forse possiamo imparare da soli come non si deve vivere e sarebbe già un passo in avanti.

LA VIPERA

Donna e vipera

 

A volte m’avvolge,

malvagia e violenta vipera sul ventre.

Sinuosa scende sulla soglia,

serpente a sonagli sopra la sponda.

Tra tacchi e tatuaggi,

torna a tossire turpe e attanagliante.

Con la coda e con il capo

s’accosta al mio corpo cascante.

M’ammalia con miracoloso miraggio

e m’ammala d’amore mancante.

Poi penso al pestaggio dello spirito mio

e presto la pesto, la picchio, la sputo.

Allenta la lena liberandomi a malapena

ma lenta mi lancia l’ennesima lotta.

 

February 24

Tutti i colori del mondo

Viola...mucco_pisano_viola_2viola
 
 
 
 
Marrone...marrona occhiomarrone castagne
 
 
Nero...neronero_350_v0
 
 
Rosa...rosa pcrosa vestito
 
 
Rosso...rossoterra_fuoco_rosso
 
 
Fucsia...bambola fucsiafucsia lana
 
 
Bianco...bianco vetta monte biancobianco
 
 
Arancione...arancione rosaistanbul arancione
 
 
Giallo...giallo fiorigiallo
 
 
Bordeaux...sedia regista Gori Bordeaux008smalti bordeaux
 
 
Verde...lettino ape verde okmela-verde
 
 
Grigio...grigio
 
 
Blu...blupuffo-blu
February 18

Le gerbere rosse

 

   gerbere rosse

Caro Enzo,

questa mattina ti ho visto, eri sul marciapiedi difronte casa mia, proprio fuori la porta del fioraio dove commissionavi fasci di fiori per me. E' stata una bellissima mattinata questa, non trovi? Il sole illuminava le gerbere rosse esposte nel vaso posto proprio dove sostavi tu. Già, le gerbere rosse, i miei fiori preferiti che poi sono diventati anche i tuoi. Ricordi la tua sorpresa nel veder recapitare a te questi fiori da parte mia? Che faccia che hai fatto quella volta!

E ricordi quel braccialetto che avevamo uguale io e te? Questa mattina l'ho ritrovato in una scatola ricoperta di raso rosso, “la scatola dell'amore” la chiamavo. Erano mesi che non l'aprivo, ma stamattina vedendoti lì mi è venuto spontaneo farlo. Farlo. Fare quel gesto che fino a un anno fa ripetevo ogni mattina prima di andare a scuola per prendere il nostro braccialetto e allacciarlo al polso. Perché da allora non l'ho fatto più? Me lo chiedo solo ora, perché? Forse perché mi fa troppo male. Comunque stamattina l'ho ripreso, ma non l'ho messo al braccio. L'ho preso delicatamente tra le mani, avevo paura di sciuparlo. L'ho guardato cercando di intravedere i tuoi occhi tra il bagliore dello smalto color oro. L'ho annusato per provare a risentire il tuo dolce Farenigth mescolato al mio Hipnotic. L'ho portato alla bocca e l'ho sfiorato piano con le labbra, proprio come quei miei baci che ti piacevano tanto. Poi l'ho innalzato verso il cielo, fuori dalla mia finestra, e l'ho cullato. Tu eri ancora lì, accanto alle gerbere rosse. Io ti guardavo e continuavo a cullare il nostro braccialetto, ma tu guardavi altrove, non mi hai vista. Poi il mio cellulare si è messo a squillare, sono corsa dentro a rispondere sperando che fossi tu. Speranza vana, era Betta. Le ho rifiutato la chiamata, non ce la facevo a rispondere, avevo il magone, ma come al solito non sono riuscita a piangere. Non riesco a piangere neanche in questo periodo che ti vedo spesso passeggiare sotto la mia finestra. Perché non sali qualche volta? Sai, ho messo nuovi poster indiani nella mia stanza, ce n'è uno stupendo dove sono raffigurati due amanti che si baciano accovacciati sulla luna, e ci somigliano sai? Ma tu sei più bello però.

Si... Ti chiedo di salire quando, invece, tu neanche alzi la testa a guardarmi quando ti chiamo dalla finestra!

Ne ho parlato con mamma l'altro giorno, lei si è rattristata quando le ho chiesto perché non alzi la testa quando ti chiamo, veramente si rattrista sempre quando le parlo di te, e sai cosa mi ha risposto? Mi ha risposto che per guardarmi tu non alzi la testa, ma l'abbassi.

Perché Enzo? Perché mi hai lasciata? Te l'ho chiesto anche oggi, quando sono venuta a portarti per la seconda volta in vita mia un fascio di gerbere rosse, ma non mi hai risposto.

Perché Enzo? In cielo si sta tanto meglio che sulla terra?


Tua per sempre.

Ritratto in seppia

ritratto in seppia
 
Sono venuta al mondo un martedì d'autunno del 1880, nella dimora dei miei nonni materni, a San Francisco. Mentre all'interno di quella labirintica casa di legno mia madre, grondante di sudore, ansimava per aprirmi un varco, il cuore intrepido e le ossa disperate, nella strada ribolliva la vita selvaggia del quartiere cinese con il suo aroma indelebile di cucina esotica, il suo chiassoso torrente di dialetti sbraitati, la sua inestinguibile folla di api umane in un frettoloso andirivieni.
Nacqui di buon mattino, ma a Chinatown gli orologi non si attengono ad alcuna regola e a quell'ora prende vita il mercato, il traffico di carretti e i latrati tristi dei cani nelle loro gabbie, in attesa del coltello del cuoco.
Solo parecchio tempo dopo sono venuta a conoscenza dei particolari della mia nascita, ma sarebbe stato ancora peggio non averli mai appresi; si sarebbero potuti smarrire per sempre negli impervi sentieri dell'oblio.
 
Isabel Allende

Eva Luna

Eva Luna
 
Mi chiamo Eva, che vuol dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome.
Sono nata nell'ultima stanza di una casa buia e sono cresciuta fra mobili antichi, libri in latino e mummie, ma questo non mi ha resa malinconica, perché sono venuta al mondo con un soffio di foresta nella memoria.
Mio padre, un indiano dagli occhi gialli, veniva dal luogo in cui si uniscono cento fiumi, odorava di bosco e non guardava mai direttamente il cielo, perché era cresciuto sotto la cupola degli alberi e la luce gli sembrava indecorosa.
Consuelo, mia madre, aveva trascorso l'infanzia in una regione incantata, dove per secoli gli avventurieri hanno cercato la città di oro puro vista dai conquistatori spagnoli allorché si affacciarono sugli abissi della loro ambizione. Quel paesaggio aveva lasciato in lei una traccia che in qualche modo riuscì a trasmettermi.
 
Isabel Allende

Novecento (Film: La leggenda del pianista sull'oceano)

Novecento 
 
“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva.
E’ una cosa difficile da capire. Voglio dire…
Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi…
Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo… la vedeva.
Magari era lì che stava mangiando, o passeggiando, semplicemente, sul ponte…
magari era lì che si stava aggiustando i pantaloni…
alzava la testa un attimo, buttava un occhio verso il mare… e la vedeva.
Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava:
l’America.”
 
          Alessandro Baricco

Si sarebbero voluti più compatibili

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SI SAREBBERO VOLUTI PIU' COMPATIBILI


Lui la guardava,

contemplava in silenzio la sua immacolata bellezza.

Lei correva veloce ma mai stanca,

con l'adrenalina nelle vene ed il cuore impavido.

Lui, di tanto in tanto, saliva un gradino, passandole innanzi;

avrebbe voluto fermarsi, sfiorarla, parlarle

e farle capire che lui passava anche per lei.

Lei era sempre la più bella, la più amata;

coloro che la perdevano la rimpiangevano a vita,

ma lei non si curava di coloro che si lasciava alle spalle.

Lui l'amava, ma non poteva averla.

Lei voleva fermarlo, ma non poteva farlo.

Lui l'adorava, la considerava la migliore;

eppure lei moriva per lui, per lui che non si fermava mai.

Lei bruciava tutto, ma non lui;

tutti si fermavano a guardarla, ma lui la guardava correndo e sempre più stanco.

Lui pensava, senza osare dirlo:

“Se potessi, ti porterei con me,

fin sopra la cima di me stesso.”.

Lei pensava, senza osare dirlo:

“Se potessi, ti fermerei qui,

dove nasco e dove per poco vivo.”.

Si sarebbero voluti più compatibili,

lui, che va sempre più lontano,

e

lei, che resta ferma dove nasce finché muore.

Si sarebbero voluti più compatibili,

lui, Tempo,

e

lei, Gioventù.

 

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LaMigliorChatDitalia
Sept. 17
 
July 23
ciao mitica!!!!
micidiale lo spaces ..... a presto
Feb. 25
Alisiawrote:
ciao Vania,  ho visto che mi hai aggiunto alla lista dei contatti msn. Purtroppo non vado molto su messenger perchè dall'ufficio non posso.Fatti un giro sul mio blog baci alisia
Jan. 25
ciao,passavo di qui x caso,complimenti x il blog! byez
Oct. 22